La Chitarra (Ed.Curci, 2009)
Ho dedicato a ciascun autore un capitolo. Dei compositori già ben presenti nella storia della musica, che i lettori probabilmente già conoscono, non ho riscritto superflue note biografiche, e ho trattato soltanto, in particolare, gli interessi chitarristici; ho invece cercato di tracciare profili personali vivi e verosimili degli autori poco conosciuti o del tutto ignorati, come i chitarristi-compositori, dei quali ho raccontato, sia pur brevemente, anche le vicende terrene. Ho incluso alcuni – pochissimi - autori che non hanno mai composto musiche originali per chitarra e che tuttavia, nelle trascrizioni e nelle interpretazioni dei chitarristi, hanno trovato, per certi loro pezzi scritti per altri strumenti, una destinazione nuova, che ha finito per sovrapporsi a quella originaria. Per esempio, Asturias, un brano per pianoforte di Isaac Albéniz, ricorre molto più frequentemente nei programmi dei concerti di chitarra che in quelli pianistici, e costituisce l’oggetto in una usucapione musicale che non è possibile ignorare. Ho fatto abbondante ricorso ad autocitazioni, attingendo a miei scritti precedenti – soprattutto da note scritte per i CD – e adattandoli alle esigenze di questo libro.
Angelo Gilardino, Novembre 2009
Il giorno 1 dicembre 2010
alle 22.15, Angelo Gilardino è
stato ospite di Oreste Bossini
nella trasmissione Radio Tre
Suite. Nel corso della
trasmissione, il musicista
vercellese, ha presentato il
libro "La Chitarra"
L'ìntervista è disponibile in
formato Mp3 facendo clic sui
link sottostanti
Intervista Radio3 Suite PT.1
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Intervista Radio3 Suite PT.2
Dall'introduzione
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Questo libro si rivolge soprattutto agli appassionati di musica, ai quali la chitarra e il suo repertorio sono ancora assai poco noti. Anni fa, mi accadde di sentirmi confidare da uno dei massimi esponenti della critica musicale italiana: “Io non so niente di chitarra”, il che non mi sorprese; mi colpì, invece, la radiosa innocenza della sua confessione; credo che, se avesse voluto professare la sua ignoranza di un dialetto africano, non l’avrebbe fatto con altrettanto, compiaciuto abbandono. Questa realtà è tuttora molto diffusa nel mondo della musica: ho potuto appurare di persona che i direttori artistici di importanti istituzioni musicali conoscono soltanto il nome di Segovia e il Concierto de Aranjuez, e basta leggere le voci riguardanti chitarra e chitarristi nei maggiori dizionari enciclopedici della musica per rendersi conto di quanto siano approssimative le conoscenze dei redattori in campo chitarristico. Ovviamente, tutto ciò si riversa sulle conoscenze del pubblico che ascolta musica: tutti hanno familiarità con l’immagine convenzionale della chitarra, ma riguardo alla sua letteratura, cioè alla sua vera identità musicale, moltissimi, quasi tutti, brancolano nel buio. Avendo scritto libri di storia e di tecnica della chitarra, so bene che non è possibile raggiungere il pubblico con trattazioni destinate agli strumentisti. Ho pensato allora a un libro in cui gli autori e i brani del repertorio più adatti a formare una conoscenza basilare della musica per chitarra siano presentati in una forma semplice, accessibile anche a chi non sia chitarrista e persino a chi non disponga di una formazione musicale: del resto, offrire una base informativa senza scadere nella superficialità o nella faciloneria è compito forse più arduo che quello di scrivere in stile accademico. Naturalmente, la semplicità del “racconto” non deve mai andare a scapito della sua veridicità: vorrei porre l’accento su questo aspetto, facendo notare che il contenuto questo libro è frutto delle ricerche di parecchi studiosi, i cui scritti da decenni si sono accumulati allo scopo di sostituire, nella storia della chitarra, i risultati delle ricerche agli aneddoti e alle leggende. Il carattere informativo – si potrebbe dire propedeutico - del volume mi obbliga però a limitare la selezione a una parte del repertorio e a tralasciare autori e opere di rilievo non minore di quelle che includo. Spero che i viventi esclusi non me ne vogliano e che comprendano come ho operato la selezione: non si è certo trattato di un crivello del genere di quello adoperato dagli autori di testi di storia della musica scritti agli ordini di Theodor W. Adorno, ma piuttosto di una valutazione dei diversi livelli di accessibilità esistenti tra le composizioni più valide, considerando anche la reperibilità delle musiche nelle incisioni discografiche correnti. La chitarra è uno strumento arcaico. Il suo repertorio scritto incominciò a formarsi nel secolo XVI, grazie all’invenzione della stampa. Tuttavia, la chitarra che noi oggi conosciamo, cioè uno strumento a sei corde semplici, trovò il suo assetto (morfologia e accordatura) soltanto verso la fine del secolo XVIII: essa è dunque uno strumento coevo del pianoforte. La chitarra del secolo XVII e della prima parte del secolo XVIII, chiamata chitarra barocca, aveva cinque corde doppie e veniva accordata in modi diversi. Questo libro si occupa del repertorio della chitarra esacorde, cioè della musica per chitarra a partire dal secolo XIX, e non della musica per chitarra barocca, che richiede una trattazione a sé. Pur essendo popolare, la chitarra vede misconosciuta la sua più grande ricchezza: un repertorio plurisecolare che giace ai margini della storia della musica, non a causa di giudizi motivati ma – spiace doverlo dire – per pura e semplice ignoranza. Vorrei, con questo libro, gettare un po’ di luce sulle figure e sulle opere di musicisti che hanno speso il loro talento nel dar vita a tale repertorio, dei cui peculiari valori il mondo musicale dovrebbe alfine coscienziosamente prendere atto, e del cui viatico spirituale l’umanità tutta ha, di questi tempi, un estremo bisogno. |
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